La Presa della Bastiglia
Con l’obiettivo di porre un freno al generale stato di confusione e disordine che dilagava in Francia, l’Assemblea nazionale decretò l’abolizione dei privilegi e la soppressione di tutti i diritti feudali, e pochi giorni dopo venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, con la quale si sanciva l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, la sovranità del popolo, le libertà di parola, religione, di stampa e di pensiero.
In seno all’assemblea nacquero da subito le prime divisioni sulla struttura costituzionale, alla fine venne raggiunta la decisione con maggioranza che prevedeva una sola camera ed il diritto di veto sospensivo al Re.
La situazione precipitò nuovamente con l’atteggiamento ostile del re che rifiutò di adottare i testi proposti dall’Assemblea, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu la notizia che in presenza della regina alcuni soldati regi avevano profanato la coccarda tricolore, così la sera del 5 ottobre 7 mila manifestanti marciarono sulla reggia di Versailles al seguito della guardia nazionale comandata da La Fayette. Il popolo parigino chiese il trasferimento della corte nella capitale, ed anche l’assemblea decise di trasferire la sua sede nella sala del Maneggio alle Tuilerie.
Nell’ambito della frenetica attività legislativa dell’Assemblea furono attuati diversi provvedimenti: l’Istituzione dei dipartimenti, la riforma della giustizia e la costituzione civile del clero, tramite la quale si trasformavano preti e vescovi in impiegati statali, si riducevano il numero delle diocesi e delle parrocchie, e fra i doveri dei sacerdoti, ormai sottratti all’autorità pontificia, vi era quello di prestare giuramento e fedeltà al re e alla Costituzione.
Il 14 luglio 1790, anniversario della presa della Bastiglia, fu celebrata a Parigi la grande festa della federazione, a cui parteciparono delegazioni dei diversi dipartimenti, a sancire l’unità nazionale del paese, che tuttavia si infrangeva di fronte alle resistenze della nobiltà e alle pressioni delle potenze straniere.
Nella stessa Assemblea si distinguevano vari gruppi, che chiameremo partiti:
- partito patriota, costituito da monarchici di cultura liberale, dal marchese La Fayette
- partito monarchico, che perseguiva un assetto monarchico-costituzionale formato dal da Lameth, Duport e Barnave
- partito radicale, vicino alle rivendicazioni popolari al quale aderiva Robespierre
A Parigi e in tutto il paese si diffusero club ed associazioni, nella capitale nascque la “Società degli amici della Costituzione”, chiamati in gergo giacobini, dal luogo di riunione, l’ex convento dei domenicani o giacobini, dopo l’agosto del 1792, il club assunse il nome di Società degli amici della libertà e dell’uguaglianza, riuscendo a gestire una forte rete di club sorti nelle province, il numero degli aderenti raggiunse 150 mila associati.
Ai giacobini si contrapposero i costituenti più moderati, che fondarono la “Società del 1789”, il Club dei Cordiglieri, e nel 1790 venne fondata la Società degli amici della costituzione monarchica.
Mentre nel paese nascevano i gruppi favorevoli o contrari al sistema monarchico, il Re, segretamente in contatto con le corti straniere e timoroso per la propria sorte, cercò di fuggire insieme alla famiglia per cercare scampo all’estero.
Giunto però a Varennes, nei pressi della frontiera orientale, vene fermato e ricondotto sotto scorta a Parigi. Il popolo, già dubbioso della lealtà del sovrano, interpretò tale tentativo come un vero e proprio tradimento. L’assemblea si divise sul da farsi, i membri più radicali chiesero la destituzione, i moderati votarono per il mantenimento a patto che accettasse la Costituzione, mentre l’area dei giacobini che faceva capo a La Fayette e Duport fondò un nuovo gruppo, la “Nuova società degli amici della costituzione”, chiamato i fogliati. Nei giorni seguenti una manifestazione a sostegno della repubblica al Campo di Marte fu dispersa a colpi di fucile dalla guardia nazione.
La nuova Costituzione del 1791 assegnava al sovrano il potere esecutivo limitandolo solo alla nomina dei ministri e diplomatici, il potere legislativo venne basato su un sistema monocamerale eletto a suffragio maschile ristretto su base censitaria, cittadini attivi erano solo coloro che pagavano le imposte corrispondenti a 10 giorni di lavoro.
La nuova assemblea si riunì il 1 ottobre 1791, composta da 745 deputati, di cui 264 fogliati, 136 giacobini e girondini e 345 indipendenti. I girondini erano un altro gruppo politico sorto dalla scissione dei giacobini, costituito in gran parte da avvocati, giornalisti e letterati.
Il vento rivoluzionario partito dalla Francia suscitava un sentimento di paura nelle corti europee, timorose di una pericolosa diffusione.
I sovrani di Austria e Prussia decisero che era venuto il tempo di intervenire militarmente, ed il 20 aprile 1792 l’Assemblea legislativa francese gli dichiarò guerra. Ebbero così inizio nelle zone di confine operazioni militari, che si rivolsero per il francesi in una serie di sconfitte a causa dell’impreparazione e dell’inefficienza dell’esercito, il popolo accusò il re di tradimento, reo di aver complottato con i nemici.
In questo difficile scenario si diffusero gli orientamenti repubblicani più estremi accompagnati da violenti dimostrazioni popolari. Il 20 giugno venne invasa la reggia delle Tuileries, e pochi giorni dopo un'altra manifestazione provocò il massacro dei soldati svizzeri e la fuga del re, l’Assemblea sospese le sue funzioni e lo fece imprigionare. Si tratto dunque di un vero e proprio colpo di stato che portò alla formazione di una Comune insurrezionale, la cui direzione venne gestita da Robespierre Hebert e altri.
L’assemblea legislativa votò la formazione di un Consiglio esecutivo provvisorio mentre la sollevazione popolare, parigina e provinciale di fatto rovesciò la monarchia e imposte l’abrogazione della costituzione del 1791.
L’avanzata dell’esercito prussiano verso Parigi scuoteva gli animi dei francesi, che ora avevano un nuovo nemico da combattere. La Comune e l’Assemblea diedero vita ad una serie di provvedimenti contro il carovita e la difficoltà di approvvigionamenti: venne istituito un Tribunale straordinario, approvata la legge dei sospetti, l’espulsione del preti refrattari, il sequestro dei beni degli emigrati, ecc..
Mentre l’esercito francese riusciva a fermare l’avanzata austro-prussiana, venne istituita a Parigi il nuovo organismo della Convenzione, incaricata di scrivere la nuova costituzione.
Eletta a suffragio universale maschile, era composta da 749 membri, di cui il 20 per cento girondini, il 35 per cento alla Montagna (chiamata così perché collocata in alto a sinistra nella sala), il resto aderiva alla Pianura.
Il 21 settembre la Convenzione sanciva ufficialmente la nascita della Repubblica e l’abolizione della Monarchia, venne adottato un nuovo calendario che contava dal giorno della nascita, e i cui nomi si ispiravano al Ciclo delle stagioni. L’11 dicembre iniziò il processo a Luigi XVI che si concluse con la condanna a morte.